MARCO PALMAS

Cause di Burnout infermieristico

LE CAUSE DEL BURNUOT

Il fenomeno del burout non va inteso come naturale conseguenza di un singolo stimolo; le cause, infatti, che portano gli operatori al burnuot sono molteplici e spesso sono concomitanti in uno stesso ambiente lavorativo e concorrono in maniera più o meno pesante ma comunque presente in ogni singolo caso. Non basta infatti che l’ambiente sia stressante ma esistono fattori estrinsechi all’individuo e fattori intrinsechi che portano il dipendente all’esaurimento:

  • sovraccarico di lavoro: il disadattamento è presente quando la persona percepisce un carico di lavoro eccessivo (le richieste lavorative sono così elevate da esaurire le energie individuali al punto da non rendere possibile il recupero), quando anche in presenza di un carico ragionevole, il tipo di lavoro non è adatto alla persona (si percepisce di non avere le abilità per svolgere una determinata attività) e quando il carico emotivo del lavoro è troppo elevato (il lavoro scatena una serie di emozioni che sono in contraddizione con i sentimenti della persona). Come in pratica accade al protagonista del mio libro .
  • senso di impotenza: il soggetto non ritiene che ciò che fa o vuole fare riesca ad influire sull’esito di un determinato evento.
  • mancanza di controllo: il disadattamento si verifica quando l’individuo percepisce di avere insufficiente controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro oppure quando non ha sufficiente autorità per attuare l’attività nella maniera che ritiene più efficace.
  • mancato riconoscimento: si ha disadattamento quando si percepisce di ricevere un riconoscimento inadeguato per il lavoro svolto. Su tutti il riconoscimento economico e l’apprezzamento da parte del management.
  • senso di comunità: è presente disadattamento quando crolla il senso di appartenenza comunitario all’ambiente di lavoro, ovvero quando si percepisce che manca il sostegno, la fiducia reciproca ed il rispetto e le relazioni vengono vissute in modo distaccato ed impersonale.
  • assenza di equità: si ha disadattamento quando non viene percepita l’equità nell’ambiente di lavoro in ambiti quali, ad esempio, l’assegnazione dei carichi di lavoro e della retribuzione o l’attribuzione di promozioni e avanzamenti di carriera.
  • valori contrastanti: il disadattamento nasce quando si vive un conflitto di valori all’interno del contesto di lavoro e cioè quando la persona non condivide i valori che l’organizzazione trasmette oppure quando i valori non trovano corrispondenza, a livello organizzativo, nelle scelte operate e nella condotta.

Secondo C. Maslach (MBI scaricabile qui), inoltre, prendendo in esame alcune caratteristiche di personalità, si potrebbe tentare di tracciare un profilo psicologico dei soggetti a rischio di burnout infermieristico.
Caratteristiche personali che potrebbero predisporre un infermiere al burnout:

  • è tendenzialmente una persona remissiva nei rapporti con gli altri;
  • incapace di controllare la situazione, tende a cedere alle richieste dell’utente;
  • impaziente e intollerante di fronte agli ostacoli, manifestando difficoltà a controllare impulsi ostili;
  • priva di fiducia in se stessa, con scarse ambizioni, piuttosto riservata e conformista.

Le fasi del burnout infermieristico

Negli operatori sanitari, la sindrome si manifesta generalmente seguendo quattro fasi.

La prima,denominata preparatoria, è quella dell’entusiasmo idealistico che spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale creando una aspettativa che in futuro striderà con una realtà che non è quella che si aspettava (leggi anche l’articolo dedicato alle aspettative)

Nella seconda, indentificata come stagnazione, il soggetto sottoposto a carichi di lavoro e di stress eccessivi inizia a rendersi conto di come le sue aspettative non coincidano, come detto pocanzi, con la realtà lavorativa. L’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire.

Nella terza fase,chiamata frustrazione, il soggetto affetto da burnout avverte sentimenti di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato; spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall’ambiente lavorativo, ed eventualmente atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso se stesso.

Nel corso della quarta ed ultima fase, quella dell’ apatia, l’interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e all’empatia subentra l’indifferenza, fino ad una vera e propria “morte professionale”.

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