MARCO PALMAS

Anche Barbie va in burnout

Alte aspettative

Quando anche le Barbie esplodono.

Tra i vari fattori che caratterizzano l’insorgenza della sindrome da burnout vi è senza dubbio la mancata realizzazione delle iniziali aspettative rispetto alla propria professione. Una cosa che agli infermieri capita spesso così come anche agli insegnanti ed alle forze dell’ordine.

Questa settimana sono stato al cinema a vedere il film più discusso del momento “Barbie” e dopo una sigaretta e quattro facili battute su un film piuttosto discutibile, ho riflettuto sul dove il regista forse volesse andare a parare e sul messaggio insito nella trama.

Ci tengo a fare una premessa, se pensate di portare i figli al cinema per vedere il film e vi aspettate una storia sdolcinata, scoppiettante e divertente, siete fuori strada, guardate il palinsesto e scegliete altro! (E’ un consiglio)

Tornando al film, il film di Barbie , dietro la coltre di balletti e scenette al limite del ridicolo, nasconde una trama che sfugge un po’ ed un carico di messaggi non indifferenti sotto il profilo psicologico e sociale.

La bambola che esce dal suo mondo convinta di essere il top, convinta che il mondo dove a breve approderà la attenda a braccia aperte e la adori per ciò che è e ciò che fa, mi ha ricordato molto gli infermieri appena laureati. Soprattutto i novizi,infatti, che carichi di bellissime aspettative entrando nel mondo del lavoro dopo l’università si troveranno letteralmente (almeno in moltissimi casi)a sbattere il naso contro una realtà che non conoscono affatto e che vede l’infermiere riposizionato al ribasso rispetto alle loro aspettative da neo laureati.

Si perchè purtroppo, conseguire una laurea, ci eleva, ci spinge ad immaginare un futuro da professionisti ed una vita di un certo tipo, in realtà, cari studenti e/o colleghi, la laurea ha un bel fardello nascosto. Ci innalza a livello burocratico a professionisti ma al livello pratico, siamo quello che siamo sempre stati, più istruiti e preparati certo, più responsabili e senza dubbio degni di fornire asistenza valida e di indubbia utilità (non mi si fraintenda, un infermiere che ha studiato ed è davvero preparato sa fare la differenza) ma alla gente poco importa, nessuno ti ringrazierà mai abbastaza (o per lo meno mai nella maniera in cui ci si possa aspettare), la paga poi non ti renderà giustizia mai e la classe manageriale dell’azienda in cui lavorerai vedrà in te una matricola, con un cedolino da stringere al ribasso più possibile ed un monte ore che non è mai sufficiente.

Tutto questo disattenderà le aspettative ed inevitbilmente la vostra autostima ne sentirà il colpo.

Il punto di rottura sta proprio quì, la disillusine che ci accompagna nei primi anni di carriera pian piano sarà oscurata dalla realtà dei fatti. Così come accade a Barbie nel film però, dopo aver affrontato la realtà abbiamo una scelta, molti infermieri si eclissano e vivono la loro carriera totalmente in burnout che sia di lieve entità, appena percettibile o totalmente evidente a nessuno importerà. Starà a te collega infermiere renderti conto che ci sei, sei un infermiere in burnout e puoi semplicemente continuare così fingendo che tutto vada bene (scarpetta rosa col tacco)o scegliere di riprendere in mano la tua esistenza(sandali da francescano).

A voi la scelta.


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